giovedì 2 febbraio 2017

Soul in the rapids




Alle volte anche i week-end fatti di nulla hanno un senso.
Ti aiutano a fissare meglio i pensieri che daranno un senso ai prossimi giorni oppure ti permettono di rimasticare ciò che è stato.
Alla fine trovi che è sempre difficile trovare la forza giusta in noi stessi.

Alle volte penso di pilotare la mia vita nelle rapide e di dominarne la direzione.
Molte volte penso di essere un illuso.
Forse anche questo ha senso.

(27.9.2015)

sabato 26 settembre 2015

Morte in mare aperto: un rapporto logoro

 


Il mio rapporto con il maestro attraversa un momento di logorio. Non riesco più a leggerlo con leggerezza d'animo. Oramai siamo come una vecchia coppia di coniugi che non hanno più margini per lo stupore.
Per una sfortunata coincidenza, il Natale scorso, ho ricevuto in regalo questo libro in  duplice copia: come una carta bollata, una ingiunzione di pagamento.
Infatti il racconto è rimasto in un angolo per tutto questo tempo, mentre la mora cresceva.
Poi il fatto che si tratta di brevi racconti, con cui non riesci a trovare il ritmo della storia che questa è già finita.
Se poi parliamo delle storie ...ho già finito.
Probabilmente progetti che non si concretizzavano, racconti senza una precisa idea di come finirli.
Tutti avanzi incompiuti, mozziconi o poco più.
Possiamo parlare di una operazione commerciale della Sellerio che aveva bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa per l'imminente Natale.
Ma tant'è.

In effetti il titolo è profetico. Il lettore è abbandonato al largo. La morte, per fortuna, è rapida.

(26.9.2015)

domenica 20 settembre 2015

Processi concorrenti




Il mio blog si lagna di una certa trascuratezza, di una reiterata dimenticanza. Mi fa osservare che versa in uno stato di abbandono che raramente ha visto.
Vero. Lo trascuro.
Ma non lo faccio per cattiva volontà.
Forse è la mia limitata capacità celebrale che mi impedisce di gestire correttamente più processi concorrenti contemporaneamente.

Lo fatto perchè forse in altri "ambiti" (lavorativi) ho attraversato un periodo in cui ho scritto molto, cercando le parole, costruendo frasi alle volte contorte e inconcludenti. Altre volte più efficaci, pulite, chiare per dimostrare la bontà di una scelta, di una decisione oppure di una presa di posizione.
Quando la discussione è aperta, c'è da aspettarsi di tutto, Quindi orecchie aperte e attenzione massima. Ogni singolo messaggio deve essere pesato con attenzione.
Ma a me piace perdermi in diatribe. Fin tanto che la passione per quello che faccio mi brucia dentro, io combatterò per quello che adoro.
Fino allo stress.
E se stress è vita allora ...sia!

(20.9.2015)


lunedì 7 settembre 2015

La targa di Andrea Camilleri



Si legge in un'ora e mezzo andando piano.
Raccontino simpatico, ma niente più. Solo operazione commerciale.

Maestro, perche?
Pensa a quelli che lo hanno pagato.

(7.9.2015)

giovedì 3 settembre 2015

La ragazza del treno di Paula Hawkins





E' stato un libro cominciato senza eccessiva convizione, superficialmente.
Tanto è vero che ad un certo punto ho dovuto prendere carta e penna per annotare nomi, date, parentele.
E una volta che ho preso la misura della storia ...il treno è partito.
Ci sono 3 storie di donne intrecciate. Hanno problemi con il mondo: con il bere, con gli affetti e hanno tutte una visione deformata della realtà.
Ma il loro più grande problema è l'amore di uomini egoisti e violenti, dai quali sono comunque attratti irrestibilmente.
E questo provoca dolore. Fisico e psichico.
E' stata una lettura difficile, estenuante ma che non lasci scampo al lettore. Pagina dopo pagina diventa una morsa che si stringe sempre di più.

Un giallo strutturato in modo insolito ma dal risultato inaspettato.

(3.9.2015)

domenica 9 agosto 2015

La famiglia Karnowski e lo scontro generazionale.





Ho letto un libro veramente bello. Ponderoso ma coinvolgente.
Ambientato tra le ultime decadi dell'ottocento e la fine anni trenta del novecento.
La storia si sviluppa tra tre generazioni della famiglia ebrea dei Karnowski.
Il primo è David che vuole scappare dalla natia Polonia in quanto la ritiene terra arretrata e la sinagoga non all'altezza di accettare evoluzioni della dottrina. David guarda alla Germania, recentemente diventata una unica nazione, come luogo illuminato ed in corsa verso tutti i cambiamenti.
Emblematica la sua frase "Bisogna essere ebrei in casa e tedeschi fuori".
Il secondo è Georg che non condivide le scelte del padre. Non prende in considerazioni i sogni che David ha per lui, è segue una strada tutta sua.
Georg diventerà un famoso dottore e dirigerà con successo una famosa clinica. Questo non sarà sufficiente a riavvicinare padre e figlio.
Il terzo è Jegor: la figura più estrema. Rifiuta completamente la parte ebrea della sua famiglia e con l'aiuto dello zio Hugo Holbek, fratello della mamma ariana, si avvicina al nazionalsocialismo.
Dopo aver attraversato momenti (veramente) drammatici la famiglia Karnowski riesce a scappare verso gli Stati Uniti. New York.
Laggiù la vita non è semplice per nessuno.
C'è chi comunque si riafferma, chi si adatta e chi no. Jegor.
Egli sente fortemente la nostalgia di casa in Germania e per alleviare ciò frequenta circoli ariani e del NSDAP statunitensi che lo sfruttano e lo usano per azioni spionistiche e attentati. Fortunatamente i risultati sono maldestri.
Il finale è drammatico, ma da anche speranza per un futuro diverso, nuovo.

Interessante vedere come lo scrittore non usa ma definire i protagonisti politici degli anni trenta in Germania in modo chiaro. Il partito è chiamato "uomini con gli stivali", il capo è "quello coi baffi".



Se provassi a catalogare la letteratura nella quale sono inciampato nella mia vita si posso raccogliere un numero finito di argomenti.
C'è il triller, il giallo, che può essere svolto dalla parte di chi deve risolvere oppure da chi lo commette.
C'è il conflitto tra uomini per il denaro, il potere.
Ci sono le storie d'amore.

Esiste infine la storia che ruota sul conflitto tra le generazioni.
Il libro del quale scrivo oggi ha come elemento comune e ricorrente proprio questo conflitto

E' un tipo di letteratura che tutte le volte mi traccia, fin dalla prima lettura fatta su questo argomento: La valle dell'Eden di John Steinbek.
È un tipo di esperienza che tutti noi abbiamo fatto, nel confronto con i propri figli e che ricordano passati confronti con i propri padri.
La continua lotta tra una visione audace della vita è una conservativista, lo scontro tra chi vede una autostrada e chi una strada di montagna.
Certe volte penso fino a che punto è necessario evidenziare le difficoltà oppure lasciare fare a gente che oramai ha superato ormai da tempo la maggiore età.
Forse è proprio con l'incoscenza che si sono ottenuti i risultati inaspettati, che altrimenti sarebbero rimasti intentati.

Per contro, come si dice, a pensare alla grande si corre il rischio di sbagliare alla grande.

(9.8.2015)


giovedì 23 luglio 2015

Dimmi se credi al destino



Storia di una libreria italiana nel centro di Londra.
Ispirato ad una storia vera.

Ornella è una donna dal difficile passato, fatto di droga, centri di recupero, marito più di lei tossicodipendente.
La fuga a Londra la porta a gestire per conto di altri di una libreria.
Intorno un micro mondo fatto di strani esemplari di londinesi italiani (o italo-londinesi).
Una lotta per la sopravvivenza economica, culturale, sentimentale.
Una storia con un poco troppo di tutto: troppo sdolcinata, troppo romantica, troppo facile nella conclusione. 
Quella dove tutto ha una fine positiva. Dove, dopo tanto soffrire tutti sono perdonati, amati, salvati.
Un poco troppo di ...niente.

Ho fatto un poco di fatica a finirlo. 

L'ideale da leggere sotto l'ombrellone a cuor leggero, per non sentirsi troppo londinesi.

(23.7.2015)