lunedì 25 agosto 2014

Radici.

Ho fatto un viaggio nel tentativo di riconnettere le mie radici.
Purtroppo il risultato non è stato soddisfacente.
Ovvero. Molte di queste sono in una area recintata, tutte belle allineate all'ombra di alti cipressi.
La giornata era fredda e piovosa che amplificava la lontananza.
Ogni volta è sempre più difficile ed il passato è' sempre più passato.
Forse la mia e' una guerra irrimediabilmente persa.

Ogni battito d'ala vive nel presente un istante e nel passato per sempre.

(25.8.2014)

sabato 16 agosto 2014

Grom ha a cuore i suoi "collaboratori"




Ho letto che esiste una nuova forma di precariato: quello meteo.
Già.
Infatti i dipendenti della catena di gelaterie Grom, secondo il nuovo contratto integrativo, saranno costretti a casa qualora il tempo meteo non permetta un grande smercio di gelati.
Inoltre, nel contratto stesso non esistono dipendenti ma "collaboratori".
Emergono pertanto nella mia testolina alcune semplici e banali considerazioni.

Se un "collaboratore" ha una qualsiasi necessità deve attendere la pioggia oppure la neve? Non può godere un giorno di vacanza senza avere con se l'ombrello.
E' stato stabilito da contratto che se il tempo e' brutto in casa del "collaboratore" non è necessario mangiare?

Che non sia mai detto che l'azienda Grom ci rimetta 1000 lire a causa dell'imprevedibilità del tempo!
Peraltro mi pare che l'azienda in questione abbia un bilancio fortemente in attivo!

Sono queste le nuove aziende che daranno lavoro ai giovani, permettendo loro un futuro sereno?
Queste sono i nuovi rapporti datore di lavoro-dipendente?
Benissimo!

Temo che la prossima volta il gelato Grom sarà un poco meno buono...

(16-8-2014)

martedì 12 agosto 2014

Genny

 


Che amarezza, la perdita della cugina Genny.
Tutto così all'improvviso. 
I tuoi progetti, i tuoi viaggi, i tuoi affetti.
Fino a ieri a piano ed oggi sfumati.
Il destino ha dribblato tutto e si è imposto.
La mia cugina da sempre, amica su FB.
Ciao
Mancherai.

Germana "Genny" Fumagalli (1953-2014).

(12.8.2014)

venerdì 13 giugno 2014

Piramide di fango: la fatica di leggere Il maestro.



Non metto sicuramente in dubbio che sia un bel libro. Il maestro è sempre lui.
L'unica cosa e che è diventato un poco ripetitivo.
Parliamo di ammazzatine, buon cibo, discussioni in commissariato, collusioni stato e mafia.
Tutto molto attuale ma questa volta non è stato come sempre, ho avuto un leggero senso di affaticamento, quasi di noia. La vana speranza di una svolta, non nell'indagine, ma nella vita o nella logica di Montalbano.
Le storie sono sempre più uguali a se stesse.
Inoltre il siciliano diventa di libro in libro sempre più complesso e più difficile. Un ulteriore ostacolo alla lettura. 
Qualche volta mi capita di paragonare le storie di Camilleri a quelle di un altro grande maestro: Simenon con il suo illustre commissario Maigret.
Quest'ultimo gode (oppure godeva) di un grande vantaggio: al centro della storia c'è sempre il luogo del delitto, il suo ambiente, i suoi personaggi. Simemon in questo aveva modo di sbizzarrirsi. Ecco perchè nonostante abbia letto almeno una quarantina di storie del commissario Maigret, la noia non si è mai vista.
Nel caso di Camilleri è Montalbano al centro del movimento. È lui il punto di osservazione. Penso che oramai abbia detto già abbastanza.

Spero che il prossimo libro abbia una scossa, qualcosa di nuovo, altrimenti penso che salterò un turno.

(13.6.2014)

martedì 13 maggio 2014

Scarpe italiane






Sono nel periodo che leggo molto libri di scrittori svedesi.
In special modo Henning Mankell.
Tutto era iniziato con il commissario Wallander. Una specie di Montalbano della Svezia del sud (Scania). Pieno di problemi fisici, morali ed esistenziali. I delitti su cui indaga sono efferati e sanguinari e male si addicono alla bucolica pacatezza dei luoghi.
A conferma, tutti i martedì su FoxCrime c'è la mitica "Serata Wallander". E tutte le volte la visione diventa ...dura, le tematiche sono sempre inquietanti.

Poi casualmente ho scoperto, dello stesso autore, qualcosa di totalmente diverso: Scarpe italiane.

Un libro di solitudine e di incontri, di grandi amori e abbandoni. Di gente di grandi qualità che rifugge dalle grandi città per rifugiarsi nelle foreste

Ma quanto è strana la vita degli svedesi in Svezia. La perpetua convivenza con il freddo che non interrompe nessuna attività umana. Neanche il bagno quotidiano nel lago. Ovviamente dopo aver aperto un buco nel ghiaccio.
Il personaggio principale, Fredrik Welin,vive in un'isola deserta nel mar baltico, quotidianamente fa il suo bagno nel ghiaggio anche se ha superato da un pezzo la sessantina.
E' stato un medico chirurgo, ma in seguito ad una operazione sbagliata lascia la professione e fugge nell'isola che fu dei nonni.
Viene ritrovato dalla donna che aveva abbandonato quaranta anni prima e ritrova una figlia che non aveva mai saputo di avere. Una vita di solitudine diventa piena di personaggi con i quali convivere e' alquanto problematico.

E' un viaggio nell'intimo delle persone, nelle paure di amare e di essere amati solo per il terrore di ritornare ad essere soli.

(13.5.2014)


giovedì 1 maggio 2014

Un mito di nome Ayrton

 

Sono passati vent'anni.
E io quel giorno ero davanti alla televisione. Ricordo ancora lo stupore, l'incredulità e lo sgomento.
Mi piaceva molto la Formula 1 e i piloti erano soprattutto dei coraggiosi, audaci.
E Ayrton lo era più di tutti.
Un uomo di classe che rimane negli anni un mito. 

Un mio personale mito.


(1.5.2014)


 



















lunedì 14 aprile 2014

Il tunnel

Siamo nel tunnel.
Possiamo andare avanti, oppure indietro. Non si scarta di lato.
Ed è infinito. 
Qualcuno cerca di convincerti che laggiù in fondo c'è una luce.
Tu sforzi la vista, stringi gli occhi ma di luce non n'è vedi.
Neanche in punta di piedi scorgi qualcosa.
Mah. Niente.
E rimani nel tunnel.
Ecco, cominciano ad accusarti di non essere ottimista. Perché l'ottimista vede oltre la luce pure un arcobaleno.
Tu, invece, pessimista, sei un accecato. Fatti visitare.

No, un momento. Giudizio giusto o sbagliato che sia, valuto quello che vedo, sento, quello che ho sulla pelle. E non percepisco cose belle.
La mia percezione, sghemba, mi fa pensare che il tunnel sia ancora molto lungo.

Comincio a pensare che non sia importante uscire dal tunnel, ma piuttosto arredarlo con gusto.

(14.4.2014)